People are strange. Un poeta di nome Jim Morrison – Riccardo Lestini (Les Flâneurs)

Re Lucertola, sciamano, sex symbol. Aspirante regista e attore, artista decadente e trasgressivo viveur. Vocalist e anima di una delle più grandi rock band della storia, messia lisergico dei turbolenti anni Sessanta. Ma soprattutto, poeta. Tra i mille volti di un personaggio così iconico da sembrare romanzesco, infatti, il leitmotiv è la sensibilità poetica. Seguendo dunque la cronistoria della sua brevissima e incendiaria parabola artistica ed esistenziale, che interseca quella dei Doors, questo saggio indaga la scrittura di James Douglas Morrison, fra testi musicali, poemi, appunti e spoken word. Opere dotate di un proprio immaginario, di stilemi e topoi che, al di là dei rimandi a una certa letteratura – da Blake e Rimbaud fino alla beat generation –, ne fanno a tutti gli effetti una voce folle e geniale, seppur troppo spesso ignorata, della letteratura americana contemporanea.

DeLorean Café. Interviste impossibili per mondi possibili – AA.VV. a cura di Doriana Tozzi (Les Flâneurs)

Cos’hanno in comune Cecco Angiolieri e Alfred Hitchcock? E Maria Montessori cos’ha in comune con Louisa May Alcott o Nora Ephron? E tutti loro cosa c’entrano con Nietzsche? La risposta è nel DeLorean Café, il bistrot immaginario/macchina del tempo che ha concesso a venti intervistatori del presente di dialogare con altrettanti celebri pensatori del passato, tra scrittori, registi, filosofi, poeti e personaggi storici. Assumendo un aspetto sempre diverso e caro all’intervistato di turno – dal salottino ottocentesco del Leopardi al patio della casa colombiana di Gabriel García Márquez –, questo luogo magico diviene teatro di un confronto talvolta ironico e dissacratorio, talvolta emozionato e adorante, ma sempre permeato da una leggerezza che rende immediato l’accostamento di inquietudini e speranze vecchie e nuove. Con l’idea, sempre viva tra le righe, di poter attingere al pensiero dei grandi per poter trovare oggi la propria strada.

Nottambuli a cena – Otello Marcacci (Les Flâneurs)

Sull’orlo del fallimento e con la minaccia di un procedimento penale sulle spalle, Luca Migliorini pensa al suicidio, l’ultima possibilità che gli resta per salvare il posto di lavoro dei suoi dipendenti grazie ai soldi dell’assicurazione. Un giorno però riceve un’offerta, concreta quanto agghiacciante, che lo fa vacillare. Comincia così un viaggio a doppio binario nella sua coscienza e in quella comune, che si sostanzierà nel viaggio reale verso un Meridione sconosciuto e perturbante. Nel frattempo, infatti, l’imprenditore accetta di farsi carico di Tommaso, sfortunato ragazzino che dovrà accompagnare dal padre naturale. Assieme a lui ci saranno i suoi amici storici, ognuno dei quali dovrà affrontare traversie non meno torbide e interrogare la propria morale per strappare dal caos risposte salvifiche. Ma esistono poi davvero o è invece impossibile una soluzione univoca e valida per tutti?

Le grandi decisioni prendetele senza pensarci troppo

«Più due alternative sembrano altrettanto attraenti, più può essere difficile decidere ma, al tempo stesso, la scelta conta di meno». 🔮

È il paradosso di Fredkin, secondo cui le grandi decisioni della vita andrebbero prese allo stesso modo in cui si prendono le decisioni quotidiane: senza pensarci troppo, affidandosi un po’ all’istinto e un po’ al caso. Insomma, se tutte le scelte ci attirano allo stesso modo e non riusciamo a eliminare i nostri dubbi pensandoci ancora un po’, allora la scelta finale non è poi così importante.

Ci avete mai pensato? Per quanto mi riguarda, da quando ho avuto modo di conoscere questa teoria qualcosa è scattato nella mia mente: quasi di colpo ho smesso di scegliere la calma, la cautela, la riflessione portata all’estremo che puntualmente si esauriva in se stessa. In effetti, prima di quel momento non ho fatto che comportarmi come l’asino di Buridano, che si trova alla stessa distanza tra il fieno e l’acqua, ha fame e sete ma non riesce a prendere una decisione e finisce per morire di fame e di sete.

«Il paradosso nasce da questo: ci arrovelliamo e ci agitiamo tanto nell’inutile speranza che sia sufficiente per prevedere il futuro. Nel peggiore dei casi finiamo per scartare le opzioni che potrebbero essere giuste e scegliamo quella sicuramente sbagliata: la paralisi». 🥀

Quando ho scelto di cambiare e ho preso prima una, poi due, tre decisioni drastiche senza dar modo alla paura di radicarsi, è successo qualcosa di magico. L’istinto e una certa dose di incoscienza finalmente si sono presi il proprio spazio – quello che avevo sempre negato loro – e hanno dato un’accelerata al tempo, dandomi al contempo la sensazione di averne “recuperato” molto e rendendo tutto molto più interessante.

Conclusione? Saltare nel vuoto è difficile e spaventoso, ma è sano, è necessario… e dopo un po’ diventa divertente. Se uno ci pensa troppo, quel salto non lo fa. Ma che spreco.

* Qui l’articolo completo

** In foto: Grotte di Ripalta, Bisceglie (Puglia)

Letture consigliate

Il deserto dei tartari, Dino Buzzati

Stoner, John Williams

Gli indifferenti, Alberto Moravia

Planner addict

Sono una planner addict. 📝
Scrivo un diario da quando avevo tredici anni, amo fare liste e spuntare ogni obiettivo raggiunto e ho un numero imprecisato di agende: da quella giornaliera allo scrapbook di viaggio, dal bullet journal all’album di ritagli dalla Lettura e Robinson… ho persino un quadernino in cui annoto i sogni più strani nel tentativo di “interpretarmi”.

Ora, immaginate un soggetto del genere che, senza farlo apposta, si ritrova a vivere un trasloco nell’ultima settimana di dicembre e a trasferirsi nella nuova casa il 1° gennaio.
È lo stesso tipo di soddisfazione che può dare uno scaffale di libri ordinati per colore oppure un mese che comincia di lunedì, ma immensamente più grande e significativa. ✨

Per quest’anno, però, non voglio fare programmi se non quello di continuare ciò che ho iniziato: imparare a lasciar andare, a tagliare i rami secchi, ad accogliere il cambiamento con meno travaglio, a convivere con l’irrisolto senza rimuginarci troppo su. 🌈

Prendo con me i ricordi nati nella vecchia casa, tutto ciò che lì ho vissuto e imparato, e lì abbandono l’attaccamento al passato (o almeno ci provo). Perché, come diceva T.S. Eliot, «what might have been and what has been / point to one end, which is always present»… «ciò che avrebbe potuto essere e ciò che è stato / tendono a un solo fine, che è sempre presente». 🕯️

Letture consigliate

Four Quartets, T.S. Eliot

La lettura 1901-2021. Una storia della cultura italiana

Detto, fatto! L’arte di fare bene le cose, David Allen

FOMO versus JOMO

FOMO e JOMO. Ne avete mai sentito parlare? 🤔

Il primo acronimo significa “fear of missing out”: è la paura di essere tagliati fuori, di rimanere esclusi, la «sensazione d’ansia provata da chi teme di essere privato di qualcosa di importante se non manifesta assiduamente la sua presenza tramite i mezzi di comunicazione e di partecipazione sociale elettronici interattivi».

Il secondo acronimo sta per “joy of missing out” e indica la gioia di essere tagliati fuori, il piacere di lasciarsi scappare le cose per dedicare il proprio tempo e le proprie energie al presente e a ciò che conta davvero. ✨

Quest’ultimo è un atteggiamento che mi viene naturale (da brava ISFJ) ma che di solito cerco di limitare. Negli ultimi tempi, invece, mi sono concessa una lunga pausa dai social per concentrarmi su me stessa, sui progetti in corso, sui cambiamenti in atto, sui cerchi da chiudere. E ho capito che l’esigenza di rispettare i propri ritmi, lasciar cadere le foglie secche e concedere ai nuovi semi di riposare al riparo dal freddo è sacra e va rispettata, anche in un mondo dominato dalla produttività e dall’iperconnessione.

«Le parole sono importanti», e allora lasciamole germogliare in pace. Riscopriamo il silenzio, la solitudine, la calma.

Più JOMO per tutti 🌺

Letture consigliate

La brevità della vita, Seneca

Wa. La via giapponese all’armonia, Laura Imai Messina

Sottolineare i libri

Sono una ferma sostenitrice del team #sottolineareilibri. Lo faccio da quando ho iniziato a leggere per diletto: sottolineo a matita, annoto il numero di pagina nell’ultimo foglio bianco e, una volta terminata la lettura e anche dopo, a distanza di anni, rileggo le parti che più mi hanno colpito, le quali diventano per me la summa di tutta l’opera, la sua anima, ciò che mi rimane dentro ancor più della trama o dello stile.

«Ogni tua parola è caduta esattamente dove era attesa da anni»

ha scritto David Grossman.
Ecco, il libro giusto al momento giusto funziona così, arriva inaspettato e sblocca qualcosa di potente:

* qualcosa che era già dentro di noi ma non lo sapevamo;
* qualcosa che sapevamo ma a cui non riuscivamo a dare un nome;
* qualcosa che avevamo sempre pensato, ma mai “così bene”. Per esempio…

«Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni».

Francis Scott Fitzgerald ha dato voce a un’emozione che tutti i lettori hanno provato e che forse è la dinamica inconscia che spinge a leggere, leggere sempre di più.

Per questo amo condividere le mie citazioni del cuore (vieni a leggerle su Instagram e Facebook). Se anche una sola persona fosse colpita da una di queste frasi, e ciò la portasse a leggere il libro da cui è tratta, io avrei raggiunto il mio obiettivo. 🌺

E voi, sottolineate i libri o siete del team #libroimmacolato?

Letture consigliate

Che tu sia per me il coltello, David Grossman

Il grande Gatsby, F.S. Fitzgerald

Tenera è la notte, F.S. Fitzgerald

L’osceno libro della notte – Luciano Aprile (Les Flâneurs)

Luca Carda, ex ricercatore universitario e filosofo disilluso, è appena arrivato in un paesino del sud e nella scuola media in cui si è rassegnato a proseguire la sua carriera. È lì che conosce Mila, giovane e bellissima collega che lo coinvolge in un progetto insolito: ordinare e catalogare i libri dell’immensa biblioteca di Borromeo, defunto insegnante con la nomea di portare sfortuna, erudito quanto sinistro. Ma quello che sembrava un semplice lavoro d’archivio si rivela presto una sorta di caccia al tesoro: seguendo le tracce lasciate tra gli scaffali, un’intricata rete di citazioni e scritti autobiografici, Luca svela pian piano una figura ben diversa da quella del misantropo che tutti conoscevano e comincia a notare inquietanti parallelismi tra la propria vita e quella del “professore pazzo”. Sullo sfondo, un’attrazione pericolosa, la lotta di un anticonformista contro la morale borghese, la solitudine dell’intellettuale che solo nei libri trova la propria redenzione ma anche la propria rovina. 

Come la neve a Natale – Valentina Perrone

Lea ha trentacinque anni, un lavoro da segretaria a Roma e il cuore spezzato: da tre anni vive da sola e coltiva il proprio dolore, evitando persino di tornare nella sua Lecce per non rischiare di incontrare chi l’ha così tanto ferita. Sono i suoi genitori a raggiungerla ogni volta per trascorrere insieme il Natale. Stavolta, però, un imprevisto impedisce loro di farlo e Lea è costretta a salire su un treno e ad andare incontro alle sue paure. Non sa ancora che il destino si è messo in viaggio prima di lei e che, nonostante le sue reticenze, la porterà a volerne sapere di più su quell’uomo dai grandi occhi verdi e dai modi gentili seduto di fronte a lei, che andrà via col suo fascino e tornerà in circostanze impensate. Attorniata dai propri fantasmi, ma anche dalla meraviglia degli affetti familiari e dello spirito natalizio, Lea dovrà imparare ad accogliere i doni della vita, in qualunque forma essi si mostrino.

Nchi Ya Kupendeza. Diario di viaggio – Stefania Dal Canto (bookabook)

Venticinque anni di viaggi in giro per il mondo, vissuti insieme ad amici vecchi e nuovi, immortalati in un diario che diviene il collante di esperienze indimenticabili: dall’incontro con popoli straordinari, all’emozionante scoperta degli animali nel proprio habitat, sopra e sotto il mare. Dalla bellezza dell’arte, agli orrori lasciati dalle guerre. Dall’adrenalina di mille avventure, alle disavventure in aeroporto, nel deserto, tra i ghiacci, mangiando cibo locale e immergendosi in culture affascinanti. Da tutto questo e anche molto di più nasce un racconto che comincia come un viaggio e, proprio come un viaggio, termina lasciando un segno nel cuore di chi legge.